A 27 anni dalla Strage di Capaci: il ricordo dei tre poliziotti della scorta morti nell’attentato a Giovanni Falcone

Strage Capaci vittime

Il ricordo delle vittime della Strage di Capaci, l’attentato di stampo mafioso in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Laura Morvillo e i tre poliziotti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Ore 17 e 56 minuti e 32 secondi del 23 Maggio 1992: una carica di 572 chili di esplosivo, posizionata in una galleria scavata sotto la strada, veniva fatta esplodere al chilometro 5 della A29, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine. Ad azionare la carica di tritolo fu Giovanni Brusca, sicario di Cosa Nostra, soprannominato in lingua siciliana u verru (il porco), o lo scannacristiani, per la ferocia e l’efferatezza dei suoi delitti. Un attentato sanguinoso, passato alla storia come la Strage di Capaci (“l’attentatuni“), nel quale hanno perso la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Laura Morvillo, e tre poliziotti in servizio, appartenenti alla scorta personale del giudice, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

«Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la prima volta: avevo già adoperato l’auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento.»
(Giovanni Brusca, dichiarazione tratta dal libro Ho ucciso Giovanni Falcone, di Saverio Lodato, Mondadori)

Strage di Capaci: l’attentato del 23 Maggio 1992

I fatti accaduti quel fatidico 23 Maggio 1992 sono tristemente noti a tutti: il giudice Giovanni Falcone rientrava a Palermo da Roma. Assieme a lui c’era la moglie Francesca. Atterrato all’aeroporto Punta Raisi di Palermo, il giudice veniva scortato verso casa da tre Fiat Croma blindate. Falcone decise di mettersi alla guida della Croma bianca; assieme a lui nell’autovettura, la moglie che siedeva al suo fianco e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza, seduto sul sedile posteriore. La macchina guidata da Falcone era preceduta da una Croma marrone in cui si trovavano i tre poliziotti della scorta: Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo; più dietro, la terza Croma, di colore azzurro, con gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.

Le tre auto erano dirette verso l’abitazione del giudice a Palermo. Al chilometro 5 della A29, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, Giovanni Brusca azionò la carica di cinque quintali di tritolo che travolse in pieno la prima Croma, quella con a bordo i tre agenti della scorta. La deflagrazione fu così forte che l’auto venne scaraventata con violenza oltre la carreggiata opposta di marcia, su un pianoro coperto di ulivi, mentre l’auto che si trovava dietro, quella guidata dal magistrato, si schiantava contro il muro di cemento e detriti causati dallo scoppio. I tre poliziotti della scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo, morirono sul colpo, Giovanni Falcone morì durante il trasporto in ospedale mentre la moglie morì in ospedale alcune ore dopo. L’agente Giuseppe Costanza, che si trovava nella macchina con il giudice, rimase illeso mentre gli agenti della terza automobile rimasero feriti.

Vittime della Strage di Capaci: Antonio Montinaro

Antonio Molinaro

Antonio Montinaro (Calimera, 8 settembre 1962 – Capaci, 23 maggio 1992) era un Assistente della Polizia di Stato ed era a capo della scorta del giudice Giovanni Falcone. Cosciente dei rischi che correva ma, allo stesso tempo, dedito alla divisa che con orgoglio indossava, riferendosi al compito che gli era stato affidato, dichiarò:

«Chiunque fa questa attività ha la capacità di scegliere tra la paura e la vigliaccheria. La paura è qualche cosa che tutti abbiamo: chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. È la vigliaccheria che non si capisce e non deve rientrare nell’ottica umana.»

Accanto alla passione per il suo lavoro e all’orgoglio di far parte della Polizia di Stato, Antonio Montinaro era un attento padre di famiglia (aveva due figli) e un marito amorevole. Aveva quasi 30 anni quando, il 23 Maggio 1992, perse la vita nella Strage di Capaci. Il poliziotto viaggiava nella prima delle tre auto blindate che riaccompagnavano il giudice Falcone a Palermo, la Croma marrone, e sedeva sul sedile anteriore del passeggero. L’auto in cui si trovava Montinaro fu quella investita con più violenza dallo scoppio del tritolo, tanto da essere sbalzata in un oliveto a più di dieci metri di distanza dall’autostrada. In seguito alla sua morte, la moglie, Tina Montinaro, è diventata promotrice dell’associazione vittime di mafia e da molti anni lavora per sensibilizzare i giovani italiani sulla necessità della lotta alla mafia, portando la testimonianza del sacrificio di suo marito.

Vittime della Strage di Capaci: Rocco Dicillo

Rocco Dicillo

Rocco Dicillo (Triggiano, 13 aprile 1962 – Capaci, 23 maggio 1992) era un Agente Scelto del Reparto Scorte e Tutela della Polizia di Stato. Orgoglioso di far parte della scorta di Giovanni Falcone, il 21 Giugno 1989 aveva contribuito a sventare un primo attentato di stampo mafioso ai danni del magistrato, scoprendo una borsa di esplosivo che era stata posizionata nella spiaggetta adiacente la villetta che Falcone era solito affittare assieme alla famiglia all’Addaura, in Sicilia. Dicillo aveva 30 anni quando, viaggiando sul sedile posteriore del passeggero della Fiat Croma marrone, è morto nella Strage di Capaci. Il giovane poliziotto si sarebbe dovuto sposare il 20 Luglio 1992, un mese dopo l’attentato in cui ha perso la vita.

Lo Stato ha onorato il sacrificio della vittima conferendo a Rocco Dicillo la medaglia d’oro al valore civile e con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari dalla legge n.302/90 e dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n.512/99. Lo stesso conferimento è stato dato anche ad Antonio Montinaro e a Vito Schifani.

 

Vittime della Strage di Capaci: Vito Schifani

Vito Schifani

Vito Schifani (Palermo, 23 febbraio 1965 – Capaci, 23 maggio 1992) era un agente di Polizia italiano, in servizio come scorta del magistrato Falcone. Schifani guidava la prima delle tre auto che accompagnavano Falcone dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo. L’esplosione, avvenuta sull’Autostrada A29, all’altezza dello svincolo per Capaci, investì direttamente la sua auto, uccidendo sul colpo Schifani e gli altri due agenti della scorta. Vito Schifani aveva 27 anni e da poco era diventato padre. Perdendo la vita nella Strage di Capaci, lasciò la moglie 22enne, Rosaria Costa, e un figlio di appena 4 mesi.

Le parole che Rosaria Costa pronunciò ai funerali di Stato celebrati per le cinque vittime della Strage di Capaci, riecheggiarono dolorose in quella chiesa gremita di persone ed ancora oggi vengono ricordate per la disperazione ma anche la lucidità che ne traspariva:

«Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato…, chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso.
Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare…
Ma loro non cambiano… […] …loro non vogliono cambiare…
Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti. Non c’è amore, non ce n’è amore…»

Nel 2007 all’agente di Polizia Vito Schifani è stato intitolato lo Stadio delle Palme di Palermo, ricordando la sua natura di atleta e di specialista nei 400 metri.

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